Perché il tuo carrello aumenta più dell'inflazione ufficiale (e come misurare la tua)

L'indice ISTAT è una media nazionale; la tua spesa sono poche decine di prodotti. Perché i due numeri divergono e come misurare la tua inflazione con due scontrini.

SpesaChiara5 min di lettura
Due scontrini dello stesso supermercato affiancati su un tavolo, uno ingiallito e uno nuovo, con una lente d'ingrandimento appoggiata sopra

L'inflazione ufficiale è una media su un paniere nazionale di centinaia di prodotti e servizi, pesati per quanto le famiglie li comprano. La tua spesa è qualche decina di prodotti, comprati ogni settimana, e i rincari non si distribuiscono in modo uniforme: se colpiscono proprio quelli, il tuo carrello sale più dell'indice. Si può misurare, con due scontrini.

Come si calcola l'inflazione ufficiale

L'ISTAT rileva ogni mese i prezzi di un paniere di beni e servizi in tutta Italia e costruisce l'indice NIC, quello che finisce nei titoli. Ogni voce pesa in proporzione a quanto le famiglie italiane spendono per quella voce: l'affitto pesa più del caffè, la benzina più dei biscotti. Dentro c'è tutto, dall'energia ai ristoranti, dalle assicurazioni ai telefoni.

Per la spesa esiste una misura più vicina: il "carrello della spesa", cioè i beni alimentari e i prodotti per la cura della casa e della persona. Ad agosto 2026, secondo il comunicato ISTAT sui prezzi al consumo, l'indice generale è salito del 3,3% in un anno, spinto dall'energia (+17%), mentre il carrello della spesa è cresciuto dell'1,0% e gli alimentari dell'1,1%. Numeri bassi. Eppure molte persone, davanti allo scontrino, non ci credono.

Perché la tua sembra più alta

Non è un'impressione sbagliata: è una misura diversa. Quattro cose la spostano.

  • La frequenza. Il latte lo compri ogni settimana, il frigorifero una volta ogni dieci anni. Se il latte sale del 10% e il frigorifero scende del 5%, la media può restare ferma, ma tu vedi il latte cinquanta volte l'anno e il frigorifero mai.
  • La concentrazione. Pochi prodotti con rincari forti pesano più di tanti prodotti fermi. Se olio, caffè e cacao salgono del 30% e il resto del paniere sta fermo, l'indice dice "+1%" e il tuo carrello, se olio e caffè li compri sempre, dice molto di più.
  • La shrinkflation. Stesso prezzo, meno grammi. Le rilevazioni ufficiali tengono conto della quantità, ma a occhio la confezione sembra costare uguale mentre al chilo costa di più. Come accorgersene è in prezzo al chilo e shrinkflation.
  • Le offerte che spariscono. Se compravi sempre in promozione e la promozione non torna, paghi il prezzo pieno: per te è un rincaro, per il listino no.

C'è poi una differenza semplice: l'ISTAT misura i prezzi, tu misuri quanto spendi. Se in un anno hai iniziato a comprare più fresco o più pronto, il tuo totale cambia anche a prezzi fermi. Per capire se sei tu o sono i prezzi, serve una misura fatta bene.

La misura onesta: due scontrini a un anno di distanza

L'unico confronto che non mente è a parità di tutto: stesso prodotto, stesso formato, stesso negozio, a dodici mesi di distanza. Non "la pasta", ma quella pasta da 500 g, in quel supermercato. Cambia una delle tre cose e stai misurando anche una tua scelta, non solo il prezzo.

Funziona meglio sui prodotti ricorrenti, perché sono quelli che pesano davvero sul tuo mese, e perché di quelli hai quasi sempre uno scontrino vecchio da qualche parte.

Come farlo in dieci minuti

  1. Scegli dieci prodotti che compri quasi ogni settimana, sempre nello stesso negozio: latte, pane, pasta, caffè, uova, olio, yogurt, un formaggio, un detersivo, la frutta di stagione.
  2. Trova uno scontrino di un anno fa con almeno qualcuno di quei prodotti. Se non ce l'hai, parti oggi: fra dodici mesi avrai il confronto.
  3. Metti i prezzi in due colonne, controllando che il formato sia lo stesso: se la confezione è passata da 250 g a 225 g, riporta tutto al prezzo al chilo.
  4. Somma e confronta. La differenza in percentuale è la tua inflazione, sui prodotti che contano per te.
Prodotto (stesso formato, stesso negozio)Un anno faOggi
Caffè macinato, 250 g3,29 €3,99 €
Olio extravergine, 1 l7,49 €8,90 €
Latte fresco intero, 1 l1,59 €1,65 €
Pasta di semola, 500 g1,09 €1,09 €
Uova, 6 pezzi1,99 €2,09 €
Totale15,45 €17,72 €
Esempio costruito per mostrare il calcolo, non una rilevazione. Qui il paniere è salito del 14,7% mentre due prodotti su cinque sono quasi fermi: è la concentrazione.

Il risultato spesso sorprende in tutti e due i sensi: qualche prodotto che "sembrava" rincarato è fermo, e uno o due che non guardavi fanno da soli quasi tutta la differenza. Su quelli vale la pena cambiare marca o negozio, come spiegato in dove costa meno la spesa.

La media ISTAT ti dice come va il Paese; i tuoi scontrini ti dicono come va la tua tavola. Quando i due numeri divergono, il secondo è quello su cui puoi fare qualcosa. Per capire se il tuo totale è normale, c'è la guida su quanto si spende al mese per la spesa.

Domande frequenti

Cos'è il carrello della spesa dell'ISTAT?

È l'indice dei prezzi dei beni alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona, pubblicato ogni mese insieme all'indice generale. Ad agosto 2026 segnava +1,0% su base annua, contro il +3,3% dell'indice generale spinto dall'energia.

Perché l'inflazione percepita è più alta di quella reale?

Perché ricordiamo i prezzi dei prodotti che compriamo più spesso, e i rincari non sono distribuiti in modo uniforme: pochi prodotti che salgono molto pesano nella memoria più di tanti prodotti fermi. A questo si aggiungono le confezioni che si restringono e le offerte che non tornano.

Come calcolo l'inflazione della mia spesa?

Prendi dieci prodotti che compri sempre nello stesso negozio, confronta il prezzo di oggi con quello di uno scontrino di un anno fa, a parità di formato, e somma. La differenza in percentuale tra i due totali è la tua inflazione personale.

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